sabato 8 novembre 2008

En ce jour, le soleil se lève, et notre Congo resplendit

La République démocratique du Congo è molto bella.
Vi sono ben 5 parchi nazionali, compresi nel patrimonio dell’umanità dell’UNESCO: Garamb National Park, Kahuzi-Biega National Park, Salonga National Park, Virunga National Park, Okapi Wildlife Reserve. Il parco nazionale di Virunga, per esempio, vicino alla città di Goma, copre 12.000 km². Si tratta di un’ampia pianura fiancheggiata da due versanti montagnosi che fungono da recinto naturale per gli animali selvaggi della riserva. Vi sono leoni, bufali, antilopi, facoceri, elefanti, ippopotami, scimpanze, gorilla, giraffe, zebre e una grande varietà di uccelli acquatici. Le due cime vulcaniche di Nyamuragira (3.055 m) e di Nyiragongo (3.470 m) possono essere addirittura scalate. Nell’est vi sono colline di terra vulcanica coperte di pascoli, mentre nel nord-est si estende una foresta equatoriale densa, uno degli ultimi habitat dei pigmei. La frontiera est del Congo è costeggiata da una serie di laghi che si susseguono da nord a sud; il lago Mobutu Sese Seko è quello che contiene la maggiore quantità di pesci in Africa.
Ma cosa realmente sta accadendo a questo potenziale paradiso? Cosa c'entrano Nokia e Sony in tutto questo?

LA GUERRA DEL COLTAN
Che sta succedendo nel Nord Kivu? Si sta consumando una guerra più sporca di altre? O stiamo assistendo a un secondo atto della guerra etnica di hutu contro tutsi scoppiata tredici anni fa nel troppo vicino Ruanda?
Gli ultimi aggiornamenti. Dopo due giorni di combattimenti le forze ribelli guidate dal generale Nkunda hanno conquistato la città di Kiwanja e sconfitto le milizie filo-governative dei Pareco Mai-Mai. I cittadini, circa 35mila persone, sono stati costretti a lasciare le loro case e così i ribelli hanno avuto campo libero per saccheggiare, con tutta calma, le poche cose rimaste. Secondo testimonianze di caschi blu e reporters sul luogo, diverse decine di corpi sarebbero riversi nelle strade. Kiwanja è a soli 80 chilometri da Goma, la capitale del Nord Kivu. I combattimenti intorno alla città e a Rutshuru hanno costretto gli operatori umanitari a sospendere le loro attività. Il primo convoglio con il cibo era arrivato solo ieri e l'equipe di Medici Senza Frontiere (Msf) aveva ripreso a operare nei campi profughi. Nkunda ha accusato il governo di aver rotto il cessate-il-fuoco proclamato unilateralmente dal generale la settimana scorsa. Il generale tutsi sostiene, infatti, che le milizie Pareco Mai-Mai, costituite per lo più da hutu, siano sostenute direttamente dal governo di Joseph Kabila. Stessa sorte è toccata nel pomeriggio alla città di Nyanzale. Anche lì stesso copione: evacuazioni e saccheggi. Intanto, i mezzi corazzati del dell'Onu si sono schierati intorno a Kikuku e i soldati hanno l'ordine di sparare, se necessario. La possibilità di arrivare a una trattativa è sempre più remota.
Un conflitto esportato. Stiamo rischiando di assistere alla continuazione degli scontri etnici tra hutu e tutsi? Stando a quanto dichiarato a Radio Popolare Salento da Chiara Castellani, un chirurgo volontario che vive nella regione da diciotto anni, non dobbiamo farci ingannare. Quella che si sta combattendo è una guerra più sporca di tante altre, non si tratta solo di un conflitto etnico "esportato" dal Ruanda. Ma, leggendo tra le righe, è facile capire che diverse potenze "anglofone", nascoste dietro le spalle del presidente ruandese Paul Kagame e le sue mire espansionistiche, stanno facendo guerra alla Repubblica Democratica del Congo (DR Congo), colpevole di essere ricchissima di risorse del sottosuolo e di superficie. Diamanti, uranio, cobalto, un consistente patrimonio idroelettrico e coltan. Il coltan... tutti noi abbiamo una piccola quantità di coltan nelle nostre tasche: senza questo minerale i telefoni cellulari non potrebbero funzionare. Il suo prezzo è di poco superiore all'oro e l'ottanta percento dei giacimenti scoperti si trova proprio nella DR Congo, nel Nord Kivu a voler essere precisi.
Il Ruanda e le multinazionali. Nkunda ha cominciato a provocare disordini nel Kivu già da prima delle elezioni. Dietro alla supposta necessità di sostenere la minoranza tutsi dei Banyamulenge, ci sono gli interessi del Ruanda. Secondo Chiara Castellani, non c'era nessuna esigenza di proteggere un gruppo, quello dei Banyamulenge, abbastanza integrato nella società congolese. Nessuno ha interesse ad attaccare i tutsi, ma adesso, dopo le provocazioni del generale Nkunda e del suo gruppo armato, il rischio più grosso è che la minoranza tutsi attiri su di sé, incolpevole, l'odio della popolazione. "La vera ragione di questa guerra - continua la dottoressa Castellani - va ricercata nella difesa degli interessi delle multinazionali. Una difesa sponsorizzata da Kagame, che riceve il suo tornaconto".

9 commenti:

Niente Barriere ha detto...

Ti ringrazio per le informazioni che ho letto in questo post e che non conoscevo, in particolare la cosa del coltan. So già che tutte le violenze che si vedono in Africa sono il frutto di interferenze spregevoli da parte delle multinazionali, i veri padroni dell'Africa.
Sarebbe ora che l'attenzione degli africani, specialmente quelli che risiedono in Europa, America, Asia e Oceania, si faccia veramente sentire con atti seri di protesta per difendersi da una miriade di criminali che girano per il mondo pieni di soldi alla faccia di un intero continente, che potrebbe avere un rapido sviluppo, in tante zone africane, sfruttando la miriade di risorse che ci sono.
Lo so che i problemi sono tantissimi, infiniti e incominciati nei secoli scorsi, ma stando dietro alla politica globalistica mondiale, l'Africa non sarà mai degli africani.
A volte penso amaramente che sono proprio loro che non vogliono uscire da questo stallo facendo il gioco delle multinazionali.

salutoni

Aly ha detto...

Contenta d'averti dato una notizia ke nn sapevi^^ Il problema "Africa" è purtroppo antico, ed è un peccato x' è un continente stupendo.. Penso ke le colpe di varie situazioni oggi critike sul continente africano siano da rintracciare in molti autori: vekki casini fatti sorgere col colonialismo, multinazionali e, di sicuro cm dici anke tu, attuali attori africani ke di sisitemare le cose proprio nn ne vogliono sapere.

Ale ha detto...

In Birmania (si chiama ancora così?) la situazione non è simile?

Adriano Smaldone ha detto...

eccomi qua di nuovo a passar nel blog di tutti ho avuto un po d'influenza a dire la verità ce l'ho ancora, farò il possibile per passarci ogni giorno mi raccomando dai un occhio anke al mio saluti!!

Aly ha detto...

x Ale: ciao! La Birmania(ufficialmente Myanmar) fu anke lei colonia (cm molti stati africani) degli inglesi fino al 1937. Diciamo ke cm in Congo in Birmania c'è "lo straniero" ke ci mangia sopra a scapito dei diritti umani, xò qui è lo stato birmano a guadagnarci anke lui qualcosa (in Congo lo stato centrale nn ci sta guadagnando nulla, ci guadagnano solo multinaz. e Ruanda). In Congo le destabilizzazioni sn portate dall'esterno x un guadagno; in Birmania nn ci sn destabilizzazioni esterne x avere un guadagno: lo stato è accondiscendente cn ki lì ci mangia, ovvero stati cm la Cina ma anke multinazionali o agenzie turistike.
Spero di averti risposto^^ Ciao!
x Adriano: grazie x essere passato!

Ale ha detto...

sì sì..mi hai risposto perfettamente..
dal blog Internazionale. ho anche visto in dettaglio la situazione del Congo.

quindi in birmania, i ribelli devono combattere contro le multinazionali e contro il proprio governo?

Aly ha detto...

Diciamo più ke altro ke i "ribelli" (i Karen, gli Shan, il PCB, alcuni birmani) la battaglia più grande la devono combattere contro il governo centrale; essendo quest'ultimo in contatto commercialmente con varie multinazionali, indirettamente devono vedersela anke con loro.

Niente Barriere ha detto...

I soldi sono la rovina dell'umanità, a pensarci bene, non trovi...

un saluto da Raimondo

Melina2811 ha detto...

Ciao e buona serata... un saluto veloce da Maria