domenica 11 gennaio 2009

L'odio delle nuove generazioni

Vorrei che guardaste per qualche secondo queste immagini. Soffermatevi un attimo, lasciate che la vostra mente pensi, rifletta.









Forse il governo d’Israele מדינת ישראל non riesce o non vuole capire un concetto molto semplice ed elementare, sostenuto anche dalla storia del passato. Se porti la fame, la disperazione, il lutto, se non fai passare i medicinali, se distruggi tutto, cosa pensi resti alla maggioranza del popolo palestinese? L’odio. Come scrive il palestinese Raed Debie su Peace Reporter Cosa vi aspettate da bambini che crescono sotto i missili e i bombardamenti israeliani? Cosa vi aspettate da bambini come Dalal Abu Aishy, a cui un razzo israeliano ha rubato tutta la famiglia? (…) Qualsiasi sondaggio renderà manifesto l'odio verso Israele nel mondo arabo, e mostrerà anche la dimensione del consenso verso Hamas. Questa è la più grande minaccia che Israele si trova a fronteggiare: l'estremismo delle prossime generazioni di oppressi. C'è un proverbio arabo che dice "se semini sangue non cresceranno rose". "Seminare" missili non porterà sicurezza e la "coltivazione" di barriere non produrrà pace. La comunità internazionale dovrebbe tornare a guardare alla sostanza e comprendere la storia dei bambini della Palestina فلسطين, quando in futuro diventeranno adulti”. Prima di lui questo concetto fu espresso da un certo Publio Cornelio Tacito che scrisse “Metus ac terror sunt infirma vincla caritatis; quae ubi removeris, qui timere desierint, odisse incipient". (La paura e il terrore sono fiacchi vincoli d’affetto; quando li avrai spezzati, coloro che avranno cessato di temere, cominceranno ad odiare). Se togli tutto, rimarrà solo l’odio. Che verrà coltivato, con cura, anno dopo anno, dolore dopo dolore; e non si dovranno rapire i bambini, come sta accadendo nelle guerre in vari stati dell’Africa, no, qui è più simile allo Sri Lanka, dove i ragazzini Tamil vanno spontaneamente con le Tigri, o come i guerriglieri ragazzini Karen della Birmania. Perché se ti hanno portato via tutto, se vivi nella miseria, è facile imparare ad odiare e sei tu stesso che vuoi combattere.
Così avviene ed avverrà nella Striscia di Gaza.
Poi si troveranno sempre persone estremiste di natura e di convinzione che su questa cosa ci campano, e allora fare un lavaggio del cervello ai ragazzini della Striscia sarà molto semplice, insegnar loro ad odiare ancora di più, ad odiore tutto il popolo d’Israele, tutta l’America, tutto ciò che non è islamico, sarà troppo semplice.
Governo d’Israele, possibile che non capisci tutto questo? Non capisci che più rifiuterai il dialogo più l’estremismo avanzerà? E sarà sempre più difficile mettersi ad un tavolo a parlare…
E poi le manifestazioni aumentano, a dismisura,
anche se l’Arabia Saudita e l’Egitto per ora stanno abbastanza in silenzio, dalle altre parti tutti gli islamici solidarizzano con i palestinesi. E io li ammiro, ammiro questa loro coesione, questo loro senso di fratellanza; sapete perché? Perché anch’io, che non sono islamica, solidarizzo in questo momento con i palestinesei, ma solidarizzo anche con i fratelli cristiani dell’Orissa उड़ीसा, che stanno venendo massacrati dagli estremisti indù nel silenzio non solo del governo indiano ma anche del mondo. E provo invidia verso la solidarietà degli islamici, che non vedo invece nei miei cari fratelli cristiani.

I bambini, i ragazzini soldato mi fanno una grande tristezza, perché non hanno infanzia nè futuro, e perché l’odio, purtroppo, ti cancella tanti di quei sentimenti che varrebbe la pena avere. Sì, anch’io mi faccio la stessa domanda di Raed Debie e mio malgrado vedo la sua stessa, identica risposta.

giovedì 8 gennaio 2009

Premio Kreativ Blogger

Ammetto che è con piacevole stupore che ricevo da Andrew il premio Kreativ Blogger, premio assegnato ai blog che si sono distinti per il modo esauriente e personale in cui trattano le notizie.
Che dire Andrew, non me l'aspettavo ^^ e ti ringrazio molto.

Il regolamento del premio è quello di scrivere un post, citando il nome di chi ti ha assegnato il premio e il link del suo blog e premiare un minimo di 7 blog (o anche più) se credi siano
meritevoli.

Ora tocca a me...visto il tema del premio, 7 blog per me sono un pò tanti anche perchè non ho una lista "amici" lunghissima, mi limiterò quindi a 5; ma questi 5 se lo meritano in pieno!
Il premio lo assegno (in ordine alfabetico) ai seguenti blog amici:

venerdì 2 gennaio 2009

50 aniversario del triunfo de la Revolución

Discurso pronunciado por el Presidente de los Consejos de Estado y de Ministros de la República de Cuba, General de Ejército Raúl Castro Ruz, en el acto por el aniversario 50 del triunfo de la Revolución, efectuado en Santiago de Cuba, el 1ro. de enero de 2009, “Año del 50 aniversario del triunfo de la Revolución”
Santiagueras y santiagueros;
Orientales;
Combatientes del Ejército Rebelde, la lucha clandestina y de cada combate en defensa de la Revolución durante estos 50 años;
Compatriotas:
El primer pensamiento, un día como hoy, para los caídos en esta larga lucha. Ellos son paradigma y símbolo del esfuerzo y el sacrificio de millones de cubanos. En estrecha unión, empuñando las poderosas armas que han significado la dirección, las enseñanzas y el ejemplo de Fidel, aprendimos en el rigor de la lucha a transformar sueños en realidades; a no perder la calma y la confianza frente a peligros y amenazas; a levantar el ánimo tras los grandes reveses; a convertir en victoria cada reto y a superar las adversidades, por insuperables que pudieran parecer.
Por primera vez el pueblo cubano alcanzaba el poder político. En esta ocasión, junto a Fidel, los mambises sí entraron a Santiago de Cuba. Atrás quedaban 60 años exactos de dominación absoluta del naciente imperialismo norteamericano, que no tardaría en mostrar sus verdaderos propósitos, al impedir la entrada a esta ciudad del Ejército Libertador.
Para nosotros quedó claro que la lucha armada era la única vía. A los revolucionarios se nos planteaba nuevamente, como a Martí antes, el dilema de la guerra necesaria por la independencia que quedó trunca en 1898. El Ejército Rebelde retomó las armas mambisas y después del triunfo se transformó para siempre en las invictas Fuerzas Armadas Revolucionarias.
La síntesis magistral de Nicolás Guillén resumió el significado para el pueblo del triunfo de enero de 1959: “Tengo lo que tenía que tener”, dice uno de sus versos, refiriéndose no a riquezas materiales, sino a ser dueños de nuestro destino.
Es una victoria doblemente meritoria, porque ha sido alcanzada a pesar del odio enfermizo y vengativo del poderoso vecino.
Esta heroica ciudad de Santiago, y Cuba entera, fue testigo del sacrificio de miles de compatriotas; de la ira acumulada ante tanta vida tronchada por el crimen; del dolor infinito de nuestras madres y del valor sublime de sus hijas e hijos.
¡Nunca más volverán la miseria, la ignominia, el abuso y la injusticia a nuestra tierra!
¡Jamás regresará el dolor al corazón de las madres ni la vergüenza al alma de cada cubano honesto!
Es la firme decisión de una nación en pie de lucha, consciente de su deber y orgullosa de su historia.
No creemos que todos los problemas se vayan a resolver fácilmente, sabemos que el camino está trillado de obstáculos, pero nosotros somos hombres de fe, que nos enfrentamos siempre a las grandes dificultades. Podrá estar seguro el pueblo de una cosa, que es que podemos equivocarnos una y muchas veces, lo único que no podrá decir jamás de nosotros es que robamos, que traicionamos.
Hagámoslo con la satisfacción de haber cumplido el deber hasta el presente; con el aval de haber vivido con dignidad el más intenso y fecundo medio siglo de historia patria y con el firme compromiso de que en esta tierra siempre podremos exclamar con orgullo:
¡Gloria a nuestros héroes y mártires!
¡Viva Fidel!
¡Viva la Revolución!
¡Viva Cuba libre!
( Per il testo integrale vedi sito: http://www.granma.cu/index.html )

mercoledì 24 dicembre 2008

E arriva Natale...

Eccoci qua, anche quest’anno Natale sta arrivando. Per me, che sono cattolica, ha un significato del tutto particolare, ma di solito anche per chi non lo è questo periodo assume un carattere speciale. Guardo fuori dalla mia finestra, guardo il cupo cielo invernale che tanto mi piace, e istintivamente ripenso a tutto ciò che è accaduto quest’anno a me e al mondo. Già, perché subito dopo il Natale sarà prossimo il 2009…
E allora penso agli amici sparsi in giro per il mondo che non riuscirò a vedere a quattr’occhi: penso a Julivan, a São Paulo, in Brazil, che con enorme coraggio porta avanti in modo straordinario una vita non facile, fatta di mille difficoltà…penso a Manu, sorridente, nel suo piccolo villaggio in Madagscar, che cura persone su persone, bambini su bambini, ora dopo ora, e mi domando se lì una fetta di pandoro riuscirà mai a procurarsela…penso a Yasu e al suo amore per l’Italia, alla sua scuola di canto là in Giappone, ai suoi concerti, alle prove…penso ad Arastu, a lottare nel suo Bangladesh con un libro di Gramsci in mano…e poi in questo periodo penso a Betlemme, alla canzone a lei dedicata da De Gregori… “Signore lo vedi /il panorama di Betlemme /questo cielo senza riparo /questo sipario di fiamme”…
Il mondo non è un posto facile dove vivere ed essere gioiosi a Natale non mi è facile: potrei scrivervi pagine e pagine di guerre, malattie, violenze. Ma permettetemi una fuoriuscita di ottimistica e determinata volontà: le cose possono cambiare e anche se il mio, o il nostro, contributo sarà piccolo, sarà sempre qualcosa. Non voglio cedere al pessimismo, non voglio.
Amiche e amici di blog, voi che magari siete capitati qui per la prima volta, e tu, che non sei più qui con me, ma di certo dentro di me, mi auguro che possiate passare questo periodo in gran serenità, in tranquillità o in gioiosa ribellione, a secondo del vostro carattere^^ Spero solo che possiate sentirvi bene, fisicamente e moralmente.
Sia che siate cattolici, ortodossi, musulmani, atei, buddisti, ebrei… vi auguro Buon Natale!
Merry Christmas! Joyeux Noel! Froehliche Weihnachten! Feliz Navidad! I'd milad said oua sana saida! Shinnen omedeto. Kurisumasu! Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan! Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun! Chung Mung Giang Sinh! Sretan Bozic! Shub Naya Baras! Hyvaa joulua! Maligayan Pasko! Sarbatori vesele! God Jul! Selamat Hari Natal! Natale hilare et Annum Faustum!

lunedì 22 dicembre 2008

Assurdità natalizie bosniache

Scritto da: Azra Nuhefendić
Quest'anno Babbo Natale non porterà i suoi regali ai bambini di Sarajevo.
Così ha deciso la direttrice dei 25 asili nido della città, Arzia Mahmutović. La signora Mahmutović ha dato corso alla decisione presa dai vertici del partito musulmano SDA (Stranka Demokratske Akcije), di cui è membro.
Dopo aver introdotto nei nidi le lezioni di religione musulmana (invano le proteste e le petizioni dei genitori, che non volevano che i bambini si dividessero già da piccoli), le autorità di Sarajevo, dove il partito SDA ha la maggioranza, hanno deciso che "Babbo Natale non appartiene alla tradizione dei bosgnacchi (bosniaco musulmani)". Già negli anni precedenti avevano preso misure per ridurre o almeno ostacolare la celebrazione del Capodanno. Non è proibito farlo, ma si trovano scuse o si ostacolano i festeggiamenti nei locali pubblici. Si sta realizzando così quello che l'ex presidente bosniaco Alija Izetbegović prometteva nel 1996. Il presidente domandava ai media "di non imporre vari Babbi Natali e altri simboli strani al nostro popolo… Noi certamente non insisteremo su censure o divieti, ma prenderemo misure perché il nostro popolo, con disprezzo, respinga i valori sospetti".

venerdì 12 dicembre 2008

Abbiamo vinto !

Una battaglia, una battaglia è stata vinta.
Ieri sera ho riletto almeno cinque volte incredula la notizia.
Ieri sera s'è dimostrato che non si può decidere da Dux, che i diretti interessati vogliono partecipare alle decisioni perchè se no non sarebbe democrazia. Ci siamo mobilitati in massa, abbiamo riempito piazze, fatto corteii affollatissimi, occupato, autogestito, scioperato, abbiamo raccolto firme su firme. E alla fine la maggioranza ha vinto. Una vittoria, certo, di tutti coloro che si sono mobilitati, ricordando però che alcuni si sono mobilitati più di altri: non voglio dare un solo ed unico colore a questa vittoria, perchè c'era molta gente di centro-destra che ha firmato e manifestato, però è dato di fatto lampante che i militanti (siano stati studenti, genitori, insegnati o professori) che si sono "fatti il culo", che si sono sbattuti all'inverosimile, sono stati quelli di Sinistra. Non ho paura ad ammettere la verità.
"(...) Sul tempo pieno, si garantisce prioritariamente il tempo di 40 ore con l'assegnazione di due insegnanti per sezione e, solo come residuale lo svolgimento delle attività didattiche nella fascia antimeridiana, sulla base della esplicita richiesta delle famiglie. Prevista, inoltre, l'attivazione del modello a 24 ore (che comporta il cosiddetto "maestro unico") solo nelle prime classi e solo su esplicita richiesta delle famiglie."
Il maestro unico sarà facoltativo.
Uno dei passi indietro nell'istruzione pubblica italiana è stato fermato. Da noi, da noi tutti che ci siamo attivati e ci siamo fatti sentire, da noi che eravamo sì la vera maggioranza, da noi che avevamo dalla nostra ragioni pedagogiche, psicologiche, ma anche umane, in quanto ricordiamo che l'obbligo del maestro unico avrebbe comportato mobilità e licenziamenti di massa, verso persone anche loro con una famiglia da mantenere e col mutuo da pagare!
Oggi, giorno dello sciopero generale proclamato dalla CGIL, al quale hanno aderito alcuni Sindacati di Base, oltre che Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, Coministi Italiani, Rifondazione Comunista e Verdi, oggi possiamo esultare che una battaglia è stata vinta.
Inoltre, non meno importante, le incandescenti proteste hanno fatto tremare la Gelmini che ha dichiarato "(...) La riforma del secondo ciclo scolastico, cioè le scuole superiori, è stata rinviata di un anno al 1 settembre del 2010."
Questa è democrazia. Quando dall'alto non ascoltano, quando dall'alto non dialogano con una maggioranza popolare evidente che grida "Non ci stiamo!", allora è pieno diritto attuare tutte le forme di protesta possibili. Sono stati costretti a guardarci loro, là dall'alto, e hanno avuto seriamente paura.
I nostri nonni, i nostri genitori, così fecero importanti conquiste nel passato. Noi oggi non siamo stati da meno.
Certo, la guerra è ancora lì, tutta da combattere.
Ma una importante battaglia è stata vinta.

lunedì 1 dicembre 2008

Una storia italiana

Qui l’inverno è ormai arrivato. Spruzzi di neve qua e là, veri e propri metri di neve sulle montagne lombarde, pioggia, clima freddo. Per uscire di casa ormai di prassi va la roba pesante: felpe o maglioni, giubbotto invernale, sciarpa, guanti, a volte ci sta bene anche un bel cappello caldo. I caloriferi sono accesi, i camini emettono fumo. Il pomeriggio una cioccolata bollente ci sta divinamente, e poi minestrone, polenta e funghi, pizzoccheri, vin Brulè…piatti che in casa mia si vedono spesso d’inverno.
E’ proprio adesso, entrati nel mese di Dicembre, che ripenso alle chiaccherate con un amico fatte l’anno scorso…
Fermata Duomo, metro rossa, Milano.
Anto è lì seduto per terra, gambe incrociate, a leggere il Metro. Di fianco a lui, accucciato e buonissimo, un pastore tedesco di un’umanità mai vista. M’avvicino e Anto mi saluta, ricambio. Il suo cane mi porge il muso e non posso non strapazzarmelo per un po’, è dolcissimo e mansueto. Poi mi siedo anch’io e inizio la chiaccherata con il mio amico.
Anto mi dice che il freddo quest’anno è micidiale, entra nelle ossa e si rende insopportabile. Dove vive lui non c’è acqua calda né riscaldamento e gli spifferi sono ovunque. La sua casa, uno dei tanti vecchi stabilimenti decadenti alla periferia di Milano.
“Tra un po’ ce ne dovremo andare” mi dice, accarezzando il suo cane che s’è rimesso accucciato di fianco a lui “Ci hanno detto che devono farci sgomberare”
Gli domando, un po’ stupidamente, se non conosce un altro posto dove stare.
Accenna un sorriso “Boh, si vedrà…”
Fa una pausa, poi riprende con tono quasi allegro “Sai, in questi giorni ero tentato anch’io di occupare, il freddo era terribile ma, sfigato come sono, il giorno che lo faccio è l’unico giorno che faranno una retata e m’arrestarebbero”
Sorrido anch’io e gli dico che se dovesse occupare farebbe benissimo. Occupare vorrebbe dire entrare in uno dei tantissimi appartamenti comunali milanesi non ancora assegnati. Parliamo ancora un po’ del più e del meno, mi dice che spera presto di poter trovare un lavoro, uno qualsiasi, perché così “Tutto pian piano si sistemerebbe. Con un lavoro tutto cambia, posso cominciare a pensare ad una vita diversa…perché io non voglio stare per sempre così”. E se le cose qui, a Milano, non migliorano “Allora penso che ce ne andiamo (lui e il suo fedele cane) a Roma. Sono stato lì per qualche mese e sono più attrezzati per quelli nella mia situazione rispetto a qui”
Gli domando se non torna per un po’ (giusto per non congelare in questo glaciale inverno e ammalarsi) a casa sua. Abbassa un po’ la testa, lo sguardo si fa triste, perso nel vuoto, in immagini che solo lui può vedere, e io mi mordo la lingua perché certe cose non dovrei domandarle. Però Anto mi risponde.
“Quest’estate ci ho fatto un salto…però voglio tornarci il meno possibile”
Anto viene dalla Sardegna, eppure non lo si direbbe perché ha perso del tutto l’accento tipico sardo. La sua è una delle tante storie di famiglie italiane sfasciate che ci sono ancora. Chissà perché, ma nella mia ingenuità non pensavo che anche in Sardegna ci fossero realtà familiari così degradate, così al limite.
Anto oggi ha 26 anni e, senza volerlo, ha la mia stassa data di nascita (a parte l’anno). Ha fatto per un po’ il militare “volontario”, è stato in Serbia, ne è uscito perché la rigidità di quella vita non riusciva più a reggerla; si pente di non aver continuato gli studi dopo la terza media.
“Oggi avrei un’occasione in più se avessi un titolo di studio…io sono disposto a fare qualunque lavoro ma spesso, quando chiedo, mi dicono che preferiscono i clandestini a me perché sono più ricattabili”
Sgrano gli occhi “E te lo dicono così apertamente?”
Abbozza un sorriso “Sì, me lo dicono così…poi altri lavori non posso farli…non so, il cameriere…non ho la possibilità di farmi sempre la doccia, di avere vestiti eleganti e puliti…capisci?”
Faccio di sì con la testa, consapevole, amareggiata.
Troppo giovane Anto, troppo “solo”, troppo bloccato dalla burocrazia per poter anche solo sperare d’avere un appoggio comunale; la lista di quelli prima di lui è lunghissima. Anto non è stupido, non ci sta a quella vita per sempre.
“Un lavoro, con un lavoro tutto si sistemerebbe” mi ripete come se fosse una preghiera.
Lui ha sì il diritto, tutto il diritto, di dirmi “Perché lo Stato non mi aiuta? Io non voglio la carità, voglio solo lavorare” … “La politica non risolve certi problemi, non ci tengo neanche ad andare a votare”: questi discorsi da lui li accetto in pieno, perché non sono i classici discorsi qualunquisti di chi fa d’un erba un fascio, di chi oltre che criticare non sa fare altro, di chi pensa che solo lui avrebbe la soluzione giusta, di chi non si mette in gioco per migliorare le cose ma sa però parlare tanto…no, Anto non è tra questi. Da lui ho imparato molto. Grazie a lui ho ragionato sul “mio” modo di fare politica, su certi aspetti…mi ha dato davvero tanto. E allora mi chiedo cosa io ho dato a lui. A parte un po’ di compagnia, io non ho potuto fare nulla. Sono in debito con Anto.
Ed oggi, entrati in Dicembre, non posso che ripensare a lui ed alle nostre chiaccherate…
La sua storia merita molto più spazio. Per oggi mi fermo qui. Magari in un altro post continuerò il racconto.
A presto Anto, a presto…

martedì 18 novembre 2008

En ce jour, le soleil se lève, et notre Congo resplendit - 2°parte


Le milizie di Nkunda tengono sotto scacco le forze governative e i peacekeepers Onu che resistono intorno a Goma


Il leader dei ribelli tutsi Laurent Nkunda si è reso disponibile ad avviare un negoziato di pace con il governo e si impegna a rispettare il cessate-il-fuoco proposto dalle Nazioni Unite se anche Kinshasa farà lo stesso. Lo ha riferito l'ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, inviato speciale dell'Onu, al termine di un incontro con Nkunda.
Nella regione del Nord Kivu però i combattimenti non cessano.
Il mondo sta fallendo nel suo compito di assistere i civili innocenti nella Repubblica Democratica del Congo.
Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno portato in Consiglio di Sicurezza le richieste di Alan Doss, il capo della Missione Onu (Monuc) per un'implementazione delle forze di peacekeeping: altri 3mila uomini dovrebbero raggiungere i 17mila già presenti nel paese centrafricano.
Ma il tempo passa...
Due cadaveri putridi messi di traverso sulla strada che porta a Kibati rappresentano la macabra "linea di confine" che dà inizio alla zona controllata dagli uomini di Laurent Nkunda. Sono i corpi di due soldati dell'esercito regolare di Kinshasa, uccisi negli scontri di mercoledì alle porte della città che si trova a pochi chilometri da Goma, la capitale del Nord Kivu, obiettivo di conquista dei ribelli tutsi. Si tratta di un monito che, tradotto in parole, suona: "Venite, vi aspettiamo. Ma questa sarà la vostra fine".
Le milizie Cndp (National Congress for the Defence of People) sono vicinissime a Kanyabayonga e Nkunda vorrà prenderla a tutti i costi. Kanyaboyonga si trova a circa 170 chilometri da Goma e la sua importanza strategica è nota anche agli uomini dell'Onu e a quelli di Kinshasa che hanno rafforzato il loro contingente. Chiunque controlli la città, crocevia fondamentale per la regione, controlla i rifornimenti, le comunicazioni e il commercio del Nord Kivu. Sebbene il portavoce dei Caschi blu assicura che la città sia ben protetta, voci provenienti dalle fila del Cndp fanno sapere di aver già raggiunto la città senza incontrare alcuna resistenza. Anzi, secondo Bertrand Bisimwa - fedelissimo di Nkunda - molti soldati regolari sarebbero scappati all'avanzata delle milizie tutsi.
Intorno a Goma, invece, l'esercito guadagna terreno ai danni dei ribelli, respingendoli 5 chilometri più a nord. Adesso la linea del fronte è appena a nord della città, giusto dietro due colline strategiche occupate dall'artiglieria e dai cecchini dell'esercito. L'Alto Commissariato per i Rifugiati Onu (Unchr), da giorni ormai, sta chiedendo che i rifugiati del campo di Kibati vengano trasferiti altrove. L'estrema vicinanza al fronte comporta continue incursioni da parte dei soldati dell'esercito che saccheggiano e derubano i pochi beni di cui sono in possesso i profughi rifugiati all'interno del campo. Da quando il conflitto si è riacceso, in agosto, centinaia di civili sono morti durante gli scontri a fuoco. E 250mila sono gli sfollati costretti a lasciare le loro case.
Nonostante lo squilibrio delle forze in campo, i circa 6mila uomini del generale Nkunda riescono a tenere in scacco le forze di Kinshasa, le milizie filogovernative e gli uomini dell'Onu. Il presidente Joseph Kabila ha accusato diverse volte il presidente del Ruanda Paul Kagame di sostenere le truppe ribelli. Anche se a Kigali hanno sempre rispedito le accuse al mittente, sono in molti a sostenerlo, anche in Occidente. Laurent Nkunda non sarebbe altro che il terminale di multinazionali (per lo più di paesi anglofoni, Usa, Gb, Sudafrica) usato, per il tramite ruandese appunto, per prendere il controllo delle diverse miniere sparse nel ricchissimo sottosuolo del Nord Kivu: oro e diamanti, ma soprattutto niobio, coltan e cassiterite.
Altro effetto collaterale di questa guerra subdola, con interessi economici e commerciali fortissimi, è l'impennata di sequestri di giovani tra i 15 e i 18 anni per costringerli a combattere. La cifra dei 3 mila bambini soldati presentata da Save the Children prima di quest'ultima crisi è destinata a essere drammaticamente aggiornata. Diverse sono le testimonianze di ragazzini presi davanti alle scuole e abbandonati in fosse scavate nel terreno fino a quando non avessero indossato l'uniforme e imbracciato le armi.
"Se ti rifiuti di combattere, ti sparano. Se tenti di fuggire, ti sparano. Quando ero nelle loro mani non facevo altro che aspettare di morire e che tutto fosse finito". L'autore di questa testimonianza ha solo 15 anni. Ed è riuscito a scappare, per fortuna.

Tratto da Peace Reporter

sabato 8 novembre 2008

En ce jour, le soleil se lève, et notre Congo resplendit

La République démocratique du Congo è molto bella.
Vi sono ben 5 parchi nazionali, compresi nel patrimonio dell’umanità dell’UNESCO: Garamb National Park, Kahuzi-Biega National Park, Salonga National Park, Virunga National Park, Okapi Wildlife Reserve. Il parco nazionale di Virunga, per esempio, vicino alla città di Goma, copre 12.000 km². Si tratta di un’ampia pianura fiancheggiata da due versanti montagnosi che fungono da recinto naturale per gli animali selvaggi della riserva. Vi sono leoni, bufali, antilopi, facoceri, elefanti, ippopotami, scimpanze, gorilla, giraffe, zebre e una grande varietà di uccelli acquatici. Le due cime vulcaniche di Nyamuragira (3.055 m) e di Nyiragongo (3.470 m) possono essere addirittura scalate. Nell’est vi sono colline di terra vulcanica coperte di pascoli, mentre nel nord-est si estende una foresta equatoriale densa, uno degli ultimi habitat dei pigmei. La frontiera est del Congo è costeggiata da una serie di laghi che si susseguono da nord a sud; il lago Mobutu Sese Seko è quello che contiene la maggiore quantità di pesci in Africa.
Ma cosa realmente sta accadendo a questo potenziale paradiso? Cosa c'entrano Nokia e Sony in tutto questo?

LA GUERRA DEL COLTAN
Che sta succedendo nel Nord Kivu? Si sta consumando una guerra più sporca di altre? O stiamo assistendo a un secondo atto della guerra etnica di hutu contro tutsi scoppiata tredici anni fa nel troppo vicino Ruanda?
Gli ultimi aggiornamenti. Dopo due giorni di combattimenti le forze ribelli guidate dal generale Nkunda hanno conquistato la città di Kiwanja e sconfitto le milizie filo-governative dei Pareco Mai-Mai. I cittadini, circa 35mila persone, sono stati costretti a lasciare le loro case e così i ribelli hanno avuto campo libero per saccheggiare, con tutta calma, le poche cose rimaste. Secondo testimonianze di caschi blu e reporters sul luogo, diverse decine di corpi sarebbero riversi nelle strade. Kiwanja è a soli 80 chilometri da Goma, la capitale del Nord Kivu. I combattimenti intorno alla città e a Rutshuru hanno costretto gli operatori umanitari a sospendere le loro attività. Il primo convoglio con il cibo era arrivato solo ieri e l'equipe di Medici Senza Frontiere (Msf) aveva ripreso a operare nei campi profughi. Nkunda ha accusato il governo di aver rotto il cessate-il-fuoco proclamato unilateralmente dal generale la settimana scorsa. Il generale tutsi sostiene, infatti, che le milizie Pareco Mai-Mai, costituite per lo più da hutu, siano sostenute direttamente dal governo di Joseph Kabila. Stessa sorte è toccata nel pomeriggio alla città di Nyanzale. Anche lì stesso copione: evacuazioni e saccheggi. Intanto, i mezzi corazzati del dell'Onu si sono schierati intorno a Kikuku e i soldati hanno l'ordine di sparare, se necessario. La possibilità di arrivare a una trattativa è sempre più remota.
Un conflitto esportato. Stiamo rischiando di assistere alla continuazione degli scontri etnici tra hutu e tutsi? Stando a quanto dichiarato a Radio Popolare Salento da Chiara Castellani, un chirurgo volontario che vive nella regione da diciotto anni, non dobbiamo farci ingannare. Quella che si sta combattendo è una guerra più sporca di tante altre, non si tratta solo di un conflitto etnico "esportato" dal Ruanda. Ma, leggendo tra le righe, è facile capire che diverse potenze "anglofone", nascoste dietro le spalle del presidente ruandese Paul Kagame e le sue mire espansionistiche, stanno facendo guerra alla Repubblica Democratica del Congo (DR Congo), colpevole di essere ricchissima di risorse del sottosuolo e di superficie. Diamanti, uranio, cobalto, un consistente patrimonio idroelettrico e coltan. Il coltan... tutti noi abbiamo una piccola quantità di coltan nelle nostre tasche: senza questo minerale i telefoni cellulari non potrebbero funzionare. Il suo prezzo è di poco superiore all'oro e l'ottanta percento dei giacimenti scoperti si trova proprio nella DR Congo, nel Nord Kivu a voler essere precisi.
Il Ruanda e le multinazionali. Nkunda ha cominciato a provocare disordini nel Kivu già da prima delle elezioni. Dietro alla supposta necessità di sostenere la minoranza tutsi dei Banyamulenge, ci sono gli interessi del Ruanda. Secondo Chiara Castellani, non c'era nessuna esigenza di proteggere un gruppo, quello dei Banyamulenge, abbastanza integrato nella società congolese. Nessuno ha interesse ad attaccare i tutsi, ma adesso, dopo le provocazioni del generale Nkunda e del suo gruppo armato, il rischio più grosso è che la minoranza tutsi attiri su di sé, incolpevole, l'odio della popolazione. "La vera ragione di questa guerra - continua la dottoressa Castellani - va ricercata nella difesa degli interessi delle multinazionali. Una difesa sponsorizzata da Kagame, che riceve il suo tornaconto".

martedì 4 novembre 2008

If Obama wins... Se vince Obama...

Occhi puntati sugli United States of America...
Non credo certo che Obama sia un Santo, intendiamoci. E non mi piace il modo di fare politica, di condurre una campagna elettorale negli U.S.A.
Ma ora il mio tifo è tutto per lui.
Go Obama! Go! Yes, we can!
Come intitolava Liberazione "If Obama wins, the son of slaves..."